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Opinioni per i cittadini, dati per gli scienziati

 

Nel novembre 2012, dopo la pubblicazione di “Campania, terra di veleni” fu pubblicato un altro lavoro sulla rivista scientifica Journal Clinical and Experimental Cancer Research, (The burden of breast cancer in Italy 2001-2008) sull’incidenza del cancro in Campania. Migliorando la metodologia dello studio precedente pubblicato sulla stessa rivista scientifica ed estendendo il tempo di osservazione fino al 2008 il lavoro confermava i dati sull’aumento significativo del numero delle quadrantectomie dei tumori mammari e sull’incremento di queste tra i 25 ed i 44 anni, cioè in età pre-screening.


In una intervista dell’11 aprile del 2014 rilasciata a Giuseppe Manzo su Fanpage.it dal titolo “Biocidio è corruzione, non mi fermo: ecco cosa fare” lo scienziato napoletano Giordano annunciava i prossimi studi, bocciava la mappatura dei terreni del Governo e sosteneva il movimento Stop Biocidio. A detta del giornalista era stato tacciato di allarmismo due anni prima, rimandando quindi ad un altro articolo sempre a firma di Manzo del 9 giugno del 2011 “DNA in città rovinato dalla crisi rifiuti” in cui il professore affermava che in Campania ogni anno aumentano i tumori.

I nostri studi hanno constatato un costante aumento dei tumori nella nostra regione: 40mila casi in più all’anno. Credo che il gene sia perennemente esposto alla tossicità dell’immondizia e delle discariche. Come a Pianura, ad esempio, dove è stata anche accertata la presenza di sostanze altamente inquinanti provenienti dal Nord. Credo si stia perdendo parecchio tempo”.

E lo ribadisce anche in un’altra intervista pubblicata il 16 giugno del 2014 su A Sud. Alla domanda sul cosa pensa delle reazioni del mondo politico alle richieste dei movimenti campani risponde: “E ancora oggi, dopo la visibilità e il lavoro scientifico indipendente, i politici non hanno ancora iniziato nulla. Ancora non è stato fatto nessuno dei passaggi che proponevo tre anni fa, quando mi sono esposto in maniera pubblica, prima scientifica e poi dal punto di vista della comunicazione. A Pompei, tre anni fa, attaccai i registri tumori, poiché un registro che non riporta 40.000 casi in più di tumori alla mammella, da me rilevati in uno studio finanziato dal governo federale americano, non è un registro tumori. Le leggi della terra dei fuochi? Nulla di serio dal punto di vista sanitario. Abbiamo avuto un ministro dell’ambiente arrestato che è stato per vent’anni il direttore generale del ministero dell’ambiente”


Anche Giordano come Tarro ribadisce che in Campania ci sono 40mila casi di tumore alla mammella in più ogni anno. E la stessa cosa viene riportata proprio nella descrizione del libro "Campania Terra di Veleni". 

 

 

Ora, mostriamo invece un estratto della tabella dello studio citato dal professore pubblicato questa volta su una rivista scientifica, in cui vengono riportati i numeri degli interventi regione per regione. 

Come si nota, (qui noi mostriamo solo il sud di Italia in dettaglio) si contano per la Campania
2.682 casi complessivi nel 2008, mentre si legge che in tutta Italia (quindi Campania compresa) nello stesso anno ci sono all’ incirca 45mila casi.

 

Quindi quei 40.000 casi di cui parlano sono il totale dei casi in Italia (ogni anno), non sono della nostra sola regione. Ci chiediamo: come e' possibile che abbiano affermato una cosa falsa?

 

Un dato interessante da notare comunque è la copertura degli screening e la percentuale di adesione, che è rispettivamente del 50% e del 29,6%. Un dato molto diverso dal Nord Italia, in cui abbiamo secondo gli autori percentuali del 90% per alcune regioni ed oltre il 65% di adesioni.

 

E' noto infatti l’importanza della diagnosi precoce per il tumore della mammella che appunto ne determina l’esito.

 

Il 6 ottobre del 2012 si aprì ufficialmente la campagna di mobilitazione contro l’emergenza sanitaria ed ambientale in riferimento proprio a quegli studi che, mentre alla comunità scientifica erano stati presentati come un nuovo approccio metodologico per dimostrare la discrepanza tra i dati del registro tumori e i dati raccolti dalle schede di dimissione ospedaliera SDO, ai comuni cittadini venivano presentati come la prova inconfutabile del biocidio.

E questo si evince chiaramente dall’appello alla mobilitazione nella Sala Multimediale “Nugnes” del Consiglio comunale di Napoli lanciato dai comitati, medici, giornalisti:

 

La Campania è terra di veleni. Lo rivela la ricerca del professor Antonio Giordano, in cui viene ribadito il legame tra sversamento dei rifi uti e aumento dei tumori tra le province di Napoli e Caserta: un vero e proprio biocidio che sta distruggendo l’ambiente e la salute dei cittadini campani. Di fronte a questo scempio occorre avviare una campagna di mobilitazione e partecipazione dal basso per raggiungere i seguenti obiettivi:


• Bonifica del territorio;
• Potenziamento del sistema sanitario su prevenzione e cura dei tumori;
• Indagini epidemiologiche con la partecipazione dei medici di base su tutto il territorio regionale.


Facciamo appello a tutti i cittadini, alle associazioni, alle forze sindacali e politiche per aprire una nuova stagione di lotta contro le ecomafie e l’immobilismo delle istituzioni.”

 

Nei giorni a venire la notizia rimbalzò da giornale a giornale. Oramai quel metodo che la comunità scientifica aveva confutato e quei dati, diffusi a mezzo stampa, poco certi, inconcludenti o addirittura non corrispondenti allo studio pubblicato ed accettato dalla comunità scientifica, venivano enfatizzati dai vari giornalisti che non hanno mai nel tempo cercato una controverifica.

 

Le confutazioni scientifiche sono rimaste pubblicate solo nei siti preposti, rimaneva una questione ai soli addetti ai lavori.

 

Ai cittadini era possibile dire altro tanto la loro emotività, la percezione avrebbero dato ragione ai quei dati millantati.

L’alta mortalità in Campania è un dato certo, cosi come è certo che è un indicatore di esito e non solo di rischio, ma cosa importa alla gente che si trova di fronte alla perdita dei propri cari?
Si parlava alla pancia delle persone e non alla testa. E porre forse qualche domanda o avere
forse qualche dubbio o solo informarsi alla fonte, non avrebbe creato proseliti.

 

La campagna contro il biocidio, che ha poi portato nell’autunno del 2013 migliaia di persone in piazza, era partita ed era solo all’inizio. Chi provava a ridimensionare era un negazionista, complice della cattiva politica o un colluso o addirittura un camorrista. L’unico interlocutore scientifico di fama internazionale era diventato Giordano, con le sue nomine, incarichi, titoli
ed onorificenze.

 

Lui stesso rendeva credibile la sua ricerca definita indipendente ribadendo l’importanza dei ricercatori con una “solida base scientifica”. Eppure portare corretta informazione scientifica è possibile quando si ha una adeguata preparazione e grande onestà. Non servono i grandi titoloni, anzi sono proprio quelli che possono ingannare la gente quando gli interessi non sono per la comunità.

 

Cercare un’unica causa per i tanti ammalati, accanirsi solo contro un “presunto killer” e magari scoprire poi che era sbagliato non aiuta oggi la popolazione Campana mortificata non solo dall’inquinamento, ma da tutti quegli indici che vengono considerati di rischio: indice di deprivazione, urbanizzazione selvaggia, disoccupazione, lavoro a nero, etc. Quegli stessi indici che il solo prenderli in considerazione ti rende un criminale.

 

Intanto si leggeva il 10 Ottobre del 2012: “Aumentano infatti in Campania i casi di tumore e l’età media di chi ne viene colpito si abbassa sempre di più. Il legame tra aumento delle patologie e rischio ambientale è ormai dimostrato scientificamente. Un elemento importante è anche la trasparenza considerato che spesso i dati sull’incidenza dei tumori vengono celati. Come ha spiegato Antonio Giordano, genetista di fama internazionale ed autore del libro bianco “Campania, terra di veleni” si è registrato “un aumento di oltre 40mila casi di cancro alla mammella rispetto a quelli registrati dall’archivio tumori, +13% di casi in crescita tra le donne sotto i 40 anni, oltre all’incremento delle fasce d’età 20-25 e 40-45 anni, cioè in fase di pre-screening. Bisogna portare questa situazione all’attenzione della comunità internazionale”. Fonte Informasalus.it

 

Eppure Giorgio Napolitano, l’allora presidente della Repubblica, nell'aprile del 2014 ha omaggiato e ringraziato per i suoi “studi indipendenti” il professore. In una lunga lista di titoli, incarichi e nomine: allievo del premio Nobel Watson, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia, presidente del Comitato Scientifi co della Human Health Foundation Onlus, e professore di Anatomia e Istologia Patologica presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Neuroscienze, presso il Laboratorio di Tecnologie Biomediche ed Oncologia Sperimentale dell’Università di Siena, lo scienziato viene descritto come colui che ha rivelato ai cittadini campani la verità scientifica del disastro ambientale e della sua ricaduta sui rischi per la salute.

 

Non commento oltre.

 

Dal libro "Falsa Equivalenza-L'informazione scientifica salverà la Campania Felix"

 

 

 

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