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I Luoghi Comuni: Frutta e verdura avvelenate

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In riferimento alla questione de La Terra dei Fuochi circolano diversi luoghi comuni e non solo tra gli abitanti della nostra Regione, quanto principalmente in Italia tra gli italiani. Proprio per questo due anni fa pensammo ad un sondaggio demoscopico a cui risposero 600 persone. Il risultato non fu altro che una conferma di ciò che era allora già percettibile e cioè di quanto i mezzi di informazione “formassero” le opinioni. Si sa che non far parte di coloro che professano i luoghi comuni, ti fa automaticamente rientrare nel club dei negazionisti e non dei pensatori come si dovrebbe. 

Uno dei luoghi comuni più diffusi è l’equazione “rifiuti=inquinamento ambientale=inquinamento della catena alimentare=danni alla salute”, secondo coloro infatti “È materialmente impossibile che le sostanze tossiche accumulate quotidianamente e per decenni sul terreno, nell’acqua, negli animali d’allevamento non abbiano contaminato il ciclo alimentare”. Non solo “i territori di cui conosciamo la tipizzazione delle matrici ambientali (tipo di inquinanti, la loro concentrazione e la loro diffusione) non possono essere considerati come aree isolate, soggette ad una particolare criticità locale, ma vanno inquadrati in un fenomeno più vasto ancora da indagare”. 
Ovvio che provare a dibattere una tale convinzione ti fa accreditare come colui che nega l’evidenza in quanto secondo costoro “È la scoperta dell’acqua calda per chiunque abbia un po’ di buon senso, ma non per i medici”. Peccato che il buon senso è relativo e non è misurabile e dimostrabile come potrebbe invece essere una tesi dimostrata da evidenze scientifiche. 

In questo articolo partiamo dalla catena alimentare, frutta e verdura, che secondo coloro che credono nel luogo comune, non può essere immune dall'inquinamento causato dallo smaltimento illegale di rifiuti. 

Eppure, se dicessimo che in Campania, come in tutta Italia, vige un sistema di controlli sugli alimenti attuato da enti che hanno l’obbligo di lanciare l’allerta nel caso si riscontrino situazioni potenzialmente pericolose, scatta subito il seguito del luogo comune e cioè che i dati sono falsi, gli scienziati lavorano per il Governo, che le Istituzioni sono corrotte per cui non possiamo fidarci di quello che ci dicono. 
A parte il fatto di dover tener presente che, una parte rilevante delle produzioni viene acquistata dalla grande distribuzione commerciale, che effettua controlli sistematici, particolarmente severi, (quindi di fatto a questo punto mentirebbero anche loro) in aggiunta a questo sistema di sorveglianza in Campania sono state fatte anche campagne di analisi straordinarie che non hanno, ad oggi, riscontrato alcuna situazione di allarme sui nostri prodotti ortofrutticoli e zootecnici. 

Ricordiamo le analisi straordinarie fatte dalla Coop a seguito dell’emergenza rifiuti in Campania, per cui la Direzione Qualità Ortofrutta organizzò una serie di campionamenti di matrici vegetali, prelevate ad hoc in vicinanza di luoghi potenzialmente contaminati. Ci riferiamo ai campionamenti avvenuti il giorno 18 gennaio 2008. O quelli effettuati il giorno 5 novembre 2013 a seguito dell’emergenza “terra dei fuochi” presso appezzamenti del fornitore Coop nazionale “Coop Sole” con sede a Parete (Caserta).

Beh, ma qualcuno potrebbe ancora replicare di non fidarsi delle nostre Istituzioni, allora vale la pena ricordare una delle più grandi organizzazioni internazionali di certificazione,la Global Gap. In un documento, inviato in Italia a dicembre del 2013, l’organizzazione chiedeva nuovi campionamenti e analisi straordinarie ai produttori agricoli già certificati presso l’associazione che opera in oltre ottanta paesi del mondo ed è composta da più di cento organismi di certificazione indipendenti e accreditati. La campagna di campionamenti straordinari partì sotto la spinta del dibattito mediatico, e coinvolse tutte le aziende certificate nell’area della Terra dei Fuochi. Per essere sicuri di non incappare nel brutto vizio italiano, l’organizzazione affidò appunto l’operazione a campionatori indipendenti che provenivano dal Nord Italia, “per garantire la piena indipendenza e minimizzare il conflitto di interessi e pressioni da parte di produttori e poteri locali”.
Conclusione? “I risultati dell’indagine hanno dimostrato che tutti i prodotti certificati sono entro i limiti di contaminanti massimi regolamentati dall’Unione europea. Inoltre, questi valori sono previsti in condizioni di produzione normali”. Una conclusione che non lasciava spazio a dubbi, che si inseriva però in un contesto di allarme e guerra di perizie, sequestri di terreni e dissequestri: con la fuga dei grandi marchi, la confusione su inquinamento e alimentazione, un terrore sparso su tutto che stava affossando l’economia e l’agricoltura. A fronte di nessuna certezza scientifica che vi fosse veleno ovunque, nei prodotti delle province di Napoli e Caserta, assistevamo ad un continuo spopolamento e abbandono di campi. Delle realtà produttive analizzate in Campania, in provincia di Caserta e in provincia di Napoli sono stati ricercati diossine e metalli pesanti: mercurio, piombo, cadmio. [1]

Secondo il luogo comune, dobbiamo quindi immaginare che siano stati in tanti a mentire sui dati, dobbiamo immaginare che siano tutti d’accordo in un inganno globale.
Avrebbero quindi mentito anche gli autori di diversi studi che hanno evidenziato che alcune specie di piante coltivate in terreni contaminati ed irrigate con acque contenenti inquinanti possono non presentare accumuli significativi di metalli pesanti. Praticamente i prodotti agricoli si sono rivelati sani persino se e quando cresciuti nei terreni dove è stata provata la presenza di materiali estranei intenzionalmente quanto abusivamente aggiunti ai terreni. Approfondimenti specifici di indagine hanno riguardato le aree agricole di diretta pertinenza delle grandi discariche della piana campana, le cosiddette “aree vaste” identificate dal Piano regionale di bonifica dei siti inquinati. Un’analisi di qualità delle produzioni agricole praticate nell'area vasta della discarica Masseria del Pozzo (meglio nota come discarica "ex-Resit"), nel territorio del comune di Giugliano, è stata condotta dall'Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito di una collaborazione con il Commissariato di governo per la bonifica delle discariche dell’agro giuglianese. 
Sono state analizzate le colture agricole in aree prossime alla discarica, irrigate con acque di falda caratterizzate da concentrazioni di composti organici volatili (COV) superiori ai limiti di legge. Sono state anche analizzate colture praticate su suoli prossimi alla discarica, caratterizzati da elevate concentrazioni di cromo e zinco. Le analisi dell'ISS hanno evidenziato come tutti i campioni di ortofrutta esaminati non risultassero contaminati da COV. I campioni di prodotti ortofrutticoli sono risultati conformi alle norme di legge per quanto concerne gli elementi metallici potenzialmente tossici (EPT) normati dalla legislazione comunitaria a nazionale vigente (cadmio e piombo), mentre le concentrazioni degli EPT non normati erano entro i valori di riferimento riportati dalla letteratura internazionale. 

Anche il sistema di allerta rapido gestito dall'EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha evidenziato in questi anni alcun problema specifico a carico di produzioni ortofrutticole campane, riferibile alla crisi dei rifiuti. (Rapporto INEA-novembre 2014) 

Ritornando quindi al luogo comune, per quello che riguarda la eventuale contaminazione del terreno, bisogna ricordare che i vegetali hanno sistemi di assorbimento radicale sofisticatissimi, tanto che riescono ad assorbire i sali disciolti nell’acqua intrappolata nel terreno solo in misura sufficiente alle loro strette necessità “alimentari”. Proprio per questa loro altissima selettività, hanno soglie di tossicità individuale assai più basse degli animali, soprattutto degli animali superiori, e quindi persino in presenza di sostanze essenziali alla loro vita e crescita se in eccesso l’effetto è fitotossico. Precisiamo. Non è che i vegetali siano “immuni” dall’inquinamento: da quello dell’aria infatti non sono in grado di difendersi in alcun modo e sulla loro superficie si deposita tutto ciò che altrimenti ricadrebbe sul terreno, come per tutte le superfici. Ecco perché comunque è indispensabile procedere sempre al lavaggio degli ortaggi come della frutta, che era comunque una misura igienica di tipo microbiologico consolidata, perché gran parte di quello che è nell’aria in forma di particolato resta sulla superficie e viene rimosso meccanicamente con il lavaggio.

 

 

In ultimo, su Expocampania.it il 19 ottobre del 2015, venne riportato in dettaglio la presentazione tenuta dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, a Expo Milano, che riguardava i risultati dello studio realizzato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno su acqua, aria e suoli della Terra dei fuochi e della Campania in generale. 
Il territorio regionale è stato diviso in celle su cui si sono concentrate approfondite analisi ed accurati esami da parte di ricercatori ed esperti che avevano lavorato ininterrottamente negli ultimi quattro mesi per fornire dati validi “Abbiamo raccolto 4400 campioni sui suoli – ha spiegato il commissario dell’Istituto zooprofilattico Antonio Limone – analizzando 52 elementi perché la Campania è una regione vulcanica e bisognava capire quali elementi fossero frutto dell’attività vulcanica e quali invece di un eventuale inquinamento”. Lo studio oltre i suoli ha riguardato anche le acque. Sono stati analizzati 659 campioni di acque utilizzate per l’agricoltura (non quella dei rubinetti – ha chiarito Limone – che viene costantemente monitorata e non presenta alcuna criticità). L’indagine ha coinvolto anche gli animali e vegetali, con 2942 campioni tra prodotti ortofrutticoli ed erba spontanea.

In conclusione, i risultati dei numerosi controlli effettuati da soggetti differenti, pubblici e privati, sui prodotti ortofrutticoli della piana campana, hanno sino ad oggi confermato la conformità alle norme vigenti di tali produzioni, consentendo di escludere l'esistenza di specifici rischi per la salute pubblica legati al loro consumo.

Ora tutto questo è certamente troppo complesso e dettagliato per diventare un luogo comune e allora si finisce per credere a chi dice semplicemente rifiuti=frutta e verdura avvelenati=danni alla salute. Eppure quando si va al supermercato e si compra un aglio cinese, viene da chiedersi se anche in Cina hanno misurato i livelli di radioattività sugli alimenti come hanno fatto in Campania.

Continua… 

#savecampaniafelix
#taskforcepandora

[1]Fanpage.it

 

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